Rifkin’s Festival: l’omaggio al cinema di Woody Allen su MioCinema

Dopo Un Giorno di Pioggia a New York Woody Allen torna dietro la macchina da presa per dirigere la commedia Rifkin’s Festival, disponibile in prima visione dal 19 Agosto su MioCinema, anche in versione originale con i sottotitoli in italiano.

Mort Rifkin, un professore universitario di cinema a New York, accompagna la moglie al San Sebastian International Film Festival. Quest’ultima rappresenta un regista francese alla moda, interpretato da Louis Garrel.

Mort comincia a sospettare che tra i due ci sia qualcosa e la gelosia lo porta a viaggiare con la fantasia, mettendo in discussione il suo matrimonio pluriennale.

Gina Gershon e Wallace Shawn sono protagonisti al fianco di Elena Anaya, Sergi Lopez e una breve ma indimenticabile apparizione di Christophe Waltz

Attraverso i sogni e le domande esistenziali di Mort, Woody Allen rende omaggio ai grandi film della storia del cinema e ai registi della golden age.

Quarto Potere, Jules and Jim e Il Settimo Sigillo sono tra i titoli a cui egli rende omaggio con scene oniriche in bianco e nero che si alternano a una fotografia luminosa dai colori pastello che avvolgono il film in un’atmosfera romantica ed estiva. 

Rifkin’s Festival è sicuramente anche un omaggio alla cittadina di San Sebastien, una cartolina con dedica di Allen che invita il pubblico a esplorare i vari angoli suggestivi nel corso del film: una spiaggia assolata, un piccolo caffè al lume di candela, un pittoresco mercato portuale, la pace e il verde della campagna…

La quarta collaborazione di Vittorio Storaro con Allen, il leggendario direttore della fotografia, assicura che i tributi cinematografici siano giocosi saluti visivi ai film che il regista ha venerato per decenni.

L’ossessione di Mort è un precursore di una serie di sogni a occhi aperti che danno ritmo al film e celebrano il cinema del passato con eleganza e rispetto. Mort mette in scena i suoi attuali problemi coniugali ricreando scene di film famosi, un dispositivo divertente che intrattiene lo spettatore.

Ma l’umorismo autoreferenziale raggiunge il suo apice quando questi interludi arrivano a una battuta su “La Rosa Purpurea del Cairo” che sembra una bizzarra dichiarazione sulla sua stessa eredità. 

Amore non corrisposto, dilemmi filosofici, preoccupazioni per le infedeltà coniugali e metacinema guidano una commedia leggera, brillante e ironica in cui il cast sostiene con equilibrio e carisma una sceneggiatura in stile alleniano.