Un Sogno Chiamato Florida: per alcuni il sogno americano non è una possibilità

Due bambine sdraiate su un muro di cemento viola vibrante è l’inquadratura che apre Un Sogno Chiamato Florida, il film indipendente di Sean Baker con Willem Dafoe disponibile ora su MioCinema.

Il Magic Castle è uno squallido motel nella periferia di Orlando, la città in Florida famosa per il parco di divertimenti Disney World. Lì, in una stanza singola stretta e trascurata abita Halley, una spogliarellista disoccupata insieme alla figlia Moonee di sei anni.

Dafoe è Bobby, il manager della proprietà, gentile ma tuttavia in conflitto con quella realtà con cui deve avere a che fare ogni giorno, di gente in difficoltà economica che il paese sembra voler dimenticare e nascondere in aree ventose e grigie delle grandi città.

Un Sogno Chiamato Florida vuole proprio sottolineare questa disparità sociale che caratterizza l’America da sempre. Così, in una città come Orlando, c’è chi si diverte e si vizia all’insegna del consumismo e del turismo, e chi vive la città tentacolare e paludosa in cui la speranza di un futuro migliore si fa ogni giorno più lontana.

Le bambine che vivono al Magic Castle si ritrovano a vivere una brutta copia di quel mondo di luci, giochi e caramelle oltre la strada. Loro giocano fra infiniti parcheggi, le autostrade, tra i canali di scolo e nei campi, chiedendo qua e là l’elemosina a chi incontrano lungo la strada. 

Un film da vedere per comprendere una realtà più scomoda eppure sempre presente. Halley è una ragazza madre inaffidabile e impulsiva; non riesce a tenersi un lavoro e i servizi sociali sono sempre pronti a toglierle la figlia.

Una vita al limite raccontata con rispetto e meticolosità dal regista che dà la giusta importanza a ogni momento, coinvolgendo lo spettatore nella storia dall’inizio alla fine.

Il titolo originale The Florida Project si riferisce al nome in codice di Walt Disney per la serie di transazioni immobiliari segrete attraverso le quali negli anni ’60 l’azienda avrebbe acquistato migliaia di acri di palude che poi è diventata Disney World di Orlando, alterando per sempre la città.

Baker è partito dall’idea di realizzare un film sui “senzatetto nascosti” e, come il suo precedente film Tangerine, egli si concentra sulle persone che vivono ai margini della società, per i quali il sogno americano non è mai esistito veramente. Chi abita al Magic Castle vive alla giornata, non ha la certezza del domani.

Una triste realtà ritratta da un ottimo direttore della fotografia, Alexis Zabe, che gioca sul contrato di un artificiosità vistosa come i negozi di souvenir e una drammatica meraviglia del paesaggio naturale della Florida centrale con colori come il viola, il pervinca, il blu elettrico, il verde neon…una tavolozza su misura per ingannare gli occhi di un bambino.

Un mondo fluorescente e desolante che sottolinea il disagio di Halley e Moone e chi come loro aspetta l’occasione di dare una svolta alla propria vita, il più delle volte invano.